Si avvicinano le feste e ritorna il periodo in cui si trascorre più tempo con i giochi da tavolo.
Sin dai periodi più antichi della storia i giochi hanno avuto la loro importanza. Ma sapete quali erano i giochi più comuni nell’antichità? Per lo più erano molto simili al backgammon o più lontanamente agli scacchi, perché composti da una tavola da gioco, dadi e pedine. Le regole non sono sempre chiare ma sono state ricostruite dagli studiosi tramite lo studio dei pezzi, delle raffigurazioni e da alcune tavole esplicative.

Tra i più antichi vi è certamente quello rinvenuto nel 1920 circa nella tomba di un re sumero nell'antica città di Ur in Mesopotamia (attuale Iraq): si trattava un gioco denominato Gioco reale di Ur databile tra il 2400 a.C. e il 2600 a.C.

Questo gioco, considerato l’antenato del backgammon, è costituito da una tavola rettangolare di 8x3 caselle a cui mancano due caselle esterne da ciascuno dei due lati lunghi. Le tavole da gioco sono cave per conservare gli altri componenti del gioco: pedine e dadi.

Il materiale utilizzato poteva essere povero o molto ricco: dall’ardesia decorata con motivi geometrici in madreperla a quelle con inserti in lapislazzuli e corniola.



Gioco reale di Ur, British Museum https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Royal_game_of_Ur,at_the_British_Museum.jpg

 

Un gioco molto simile si sviluppò in Egitto, il Senet

Una delle testimonianze principali è stata rinvenuta nella Tomba di Tutankhamon, in cui sono state trovate delle tavole da gioco di 3x10 caselle risalenti al 1500 a.C.

Oggi si conoscono molte tavole da gioco che provengono da diverse sepolture, proprio come quella rinvenuta nella Tomba di Kha da Schiapparelli nel 1906 ed ora esposta al Museo Egizio di Torino. 

Il ritrovamento di diverse raffigurazioni parietali che mostrano i giocatori ha chiarito alcuni aspetti su questo gioco. Il termine Senet significa "passaggio" motivo per cui si è ipotizzato che, oltre ad essere un passatempo, aveva anche un significato religioso legato al passaggio dalla vita terrena all'aldilà. Vi era la credenza che il risultato di una partita di Senet, giocata fra il defunto e la personificazione del Destino, potesse determinare la sorte dopo la morte. Questo legame con la morte probabilmente fu la ragione che determinò l’inserimento nelle tombe di tavolette da gioco e immagini raffiguranti il giocatore.

Inizialmente era utilizzato solo dai faraoni (V - IV millennio a.C.), ma intorno al 1500 a.C. ebbe una più larga diffusione. 

Senet, tavola in faience con iscrizione che riporta Amunhotep III, Tebe (Foto di Keith Schengili-Roberts


Senet Tomba di Kha, Museo Egizio Torino (Foto da sito web Museo Egizio di Torino)

 

La Grecia naturalmente non poteva essere esclusa nella trattazione dei giochi antichi. Si diffuse con il nome di Petteia, pessoi o polis ma, sfortunatamente, sono davvero poche le informazioni in nostro possesso (viene citato da Platone e Omero). 

A differenza degli altri giochi antichi, in esso non erano utilizzati dadi ma solo pedine.

Le fonti principali riguardanti l’esistenza di questo gioco sono le raffigurazioni sui vasi con avversari che si sfidano, un esempio è il famoso vaso di Exekias con Achille e Aiace che giocano a dadi. Questa denominazione del gioco è stata definita in mancanza di un nome preciso, poiché non si conosce con esattezza quale fosse; ciò che è mostrato sul vaso sono i due eroi seduti davanti ad una tavola da gioco.


Achille e Aiace che giocano a dadi, Exekias (530 a.C. circa), Museo Gregoriano Etrusco, Musei Vaticani (https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Akhilleus_Aias_MGEt_16757.jpg )


Questo gioco probabilmente giunse fino a Roma, dove assunse il nome di Ludus Lantrunculorum derivato da Latrunculi, ovvero briganti, mercenari. Purtroppo sono state rinvenute pochissime tavole da gioco e nessuna di esse integra, di conseguenza non è stato possibile giungere ad una ricostruzione precisa della forma della tavola e del gioco. 


Un altro gioco molto utilizzato dai romani era il Ludus duodecim scriptorum ("gioco delle dodici linee"), Alea ("dado") o Tabula ("tavola"). Esso era provvisto di una tavola, di pedine e dadi, ed era largamente diffuso senza distinzioni sociali.

Svetonio menziona questo gioco nella sua opera De vita Caesarum (Vite dei Cesari) nel libro dedicato all'imperatore Claudio che, come lui afferma, ne era un grande appassionato: 

«Con gran passione giocava ai dadi, su la quale arte mise fuori anche un libro; e soleva giocare anche in viaggio, facendo adattare il cocchio e il tavoliere in modo che il giuoco non si scompigliasse».

 

Tavola Ludus duodecim scriptorum Museo di Efeso (Foto di Jens Christoffersen)

Questo gioco, naturalmente, venne esportato anche a Pompei ed è testimoniato dal rinvenimento di alcune raffigurazioni parietali. All'interno di una taverna è stata ritrovata la rappresentazione di una partita: si tratta di una scena molto divertente poiché ci racconta come terminò la partita, ovvero con insulti reciproci tra i giocatori.

 

Giocatori di dadi. Taverna di Salvius, Pompei (Foto da Pompei - Parco Archeologico Pagina Facebook)

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 Un caso diverso è quello delle Terme Stabiane in cui è stata rinvenuta un’iscrizione che attesta la vittoria di un giocatore di una buona somma di denaro giocando onestamente e senza barare.

 



“Ho vinto a Nocera giocando a dadi 855 denarii e mezzo, e senza barare.”
(da Portale Numismatico dello Stato)

 Da queste tipologie di giochi deriva sicuramente la Tabula: si tratta di una evoluzione tarda del ludus duodecim scriptorum in cui venne rimossa la fila centrale di caselle e rimasero sulla tavola solo le due righe laterali. In questo modo divenne veramente simile alla tavola del Backgammon. Anche in questo gioco oltre alla tavola vi erano le pedine e tre dadi. Una delle fonti più antiche è l’epigramma dello storico bizantino Agazia in cui è descritta una partita giocata dall'imperatore romano d'Oriente Zenone.

 

Illustrazione del XIII secolo raffigurante giocatori di tabula (da Unbekannter Schreiber, Kloster Bendikbeuren)

 Questa tipologia di gioco provvisto di una tavola raggiunse anche l’Asia: nel IX secolo era chiamato Nard.

In Europa durante le Crociate, i soldati conobbero questo gioco dagli Arabi denominato takht-e nard, o semplicemente Nard.

Durante il medioevo la Chiesa cercò invano di bandire questi giochi poiché erano ritenuti d’azzardo, ma essi si diffusero sempre più con varianti e nomi diversi: Tavola Reale in Italia, Tablas Reales in Spagna, Tavli in Grecia, Tavla in Turchia, Tric Trac in Francia e in Italia, Backgammon o Tables in Gran Bretagna, Puff in Germania, Vrhcaby in Cecoslovacchia, Swan-liu in Cina, Golaka-Krida in India.

Questi giochi seppure con delle differenze presentano caratteristiche molto simili.

Fu solo nel 1743 Edmond Hoyle pubblicò un breve trattato per codificare le regole del backgammon, che è sicuramente uno dei giochi utilizzati ancora oggi che ricorda maggiormente quelli del passato.

Voi li conoscevate? Avete mai giocato a backgammon?





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