Nel 1937 il direttore Ramiro Fabiani incaricò Giuseppe Bonafede di effettuare una campagna di scavo nella Grotta di San Teodoro (comune di Acquedolci, ME). 

Questa grotta era stata originariamente scoperta ed indagata nel XIX secolo ad opera del barone e paletnologo Francesco Anca di Mangalavite che rinvenne al suo interno dei resti ossei di mammiferi e alcuni manufatti litici. Da ciò scaturì il pensiero di una frequentazione costante della grotta durante l’Epigravettiano finale (14.000-10.000 anni fa). 

Nella campagna di scavo del 1937 fu rinvenuto uno scheletro quasi completo di un individuo femminile al quale è stato attribuito il nome di Thea

Fig 1. Scheletro di Thea (S1) (da www.facebook.com/museo.gemmellaro)

 

Questo ha restituito alcune importanti testimonianze: la donna era vissuta nella Sicilia paleolitica in un periodo non chiaro ma databile a 14.000-11.000 anni fa (Paleolitico superiore). Possedeva dei lineamenti molto marcati per via del volto oblungo e della mandibola accentuata, era alta 1.65m ed aveva circa una trentina d’anni.

Il teschio, elemento chiave per lo studio e la ricostruzione dello scheletro da parte degli specialisti del Museo naturalistico Gemmellaro di Palermo, è costituito da una dentatura quasi perfetta. Ciò suggerisce che Thea fosse priva di problemi masticatori e di alimentazione.

Anche l’analisi delle ossa restituì risultati positivi: queste si presentano integre e prive di logorii, quindi in vita non erano state soggette a particolari carichi di lavoro.

Dentatura ed ossa confermano che il soggetto in questione apparteneva ad un ceto elevato e che, quindi, si tratti di una sacerdotessa o una di una principessa preistorica.

Un ultimo dato riguarda anche le circostanze della sua morte avvenuta, probabilmente, per complicazioni legate al secondo parto.

In seguito a questo rinvenimento furono effettuate altre campagne di scavo fino al 1947. Al di sotto di un primo strato di terriccio sterile ed un secondo di materiale organico (avanzi di cibo, carbone e selce) furono riportati alla luce altri 6 individui, dei quali erano presenti soltanto i crani e, talvolta, pochi resti ossei (articolazioni in genere). 

Dopo ulteriori indagini si scoprì che i 6 individui, tutti adulti, fossero 4 di sesso maschile e 2 di sesso femminile. 

I 7 rinvenimenti scheletrici costituiscono dunque un unicum, poiché finora sono la prima ed esclusiva testimonianza di sepolture paleolitiche presenti in Sicilia. 
A proposito del rito di inumazione, P. Graziosi scrisse che l’interramento del cadavere avveniva all’interno di una fossa poco profonda creata nel suolo vergine della caverna o negli avvallamenti, in posizione distesa, supina o sul fianco sinistro (come nel caso di Thea). 

Le braccia correvano lungo i fianchi. I corpi potevano essere deposti insieme ad ossa animali e ciottoli e ornati da collane di denti di animali, che di fatto ne costituivano il corredo funerario. 

Una volta ultimata la fossa, al di sopra di questa veniva sparso un sottile strato di ocra.

Figura 2. Stratigrafia e rinvenimenti ossei della Grotta di San Teodoro (da http://sottolapietra.blogspot.com/)

 

A partire dal 2007 furono destinati nuovi spazi all’interno del Museo Gemmellaro per accogliere i resti provenienti dalla Grotta di San Teodoro. In particolare, all’interno di una teca di plexiglas è custodito lo scheletro di Thea, con accanto il teschio maschile (S2) rinvenuto nella stessa grotta. Nella stessa sala a grandezza naturale viene riproposta una scena di vita quotidiana che coinvolge un uomo e una donna preistorica all’interno di una grotta.

Figura 3. Riproduzione della vita in una grotta, Museo Gemmellaro (da www.facebook.com/museo.gemmellaro)

Adoperando un sistema di ricostruzione derivante dall’antropologia forense è stato possibile per un team di specialisti ricostruire il volto di Thea in alcuni passaggi:

  • Tac sui reperti ossei
  • Calco in gesso del teschio
  • Determinazione delle fasce muscolari per l’individuazione degli spessori del volto
  • Modellazione del volto con l’argilla
  • Rifiniture ulteriori e colorazione finale

Thea, definita ormai la principessa preistorica siciliana, ha avuto in questo modo il suo volto distillato in un aspetto piuttosto scimmiesco e, naturalmente, ben lontano dai moderni canoni di bellezza. Ma questo ovviamente non toglie nulla alla bravura realizzativa degli esperti ed anzi mette in luce delle comparazioni morfologiche (tra passato e presente) che tutti, studiosi e non, possono cogliere ad occhio nudo.

Fig.4 Il volto di Thea (da www.facebook.com/museo.gemmellaro)

 

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