Nell’arte paleocristiana le rappresentazioni della Resurrezione risultano meno numerose e diffuse rispetto ad altri episodi della vita di Cristo. Questo fenomeno potrebbe essere giustificato dal mistero stesso della Resurrezione, descritto in modo molto scarno nel racconto evangelico: tre giorni dopo la crocifissione alcune donne si recarono al sepolcro portando unguenti profumati. Giunte lì trovarono la pietra di chiusura della sepoltura rovesciata e un angelo che le attendeva. 

Inizialmente la Resurrezione è rappresentata in modo molto semplice e simbolico come nel caso della raffigurazione della croce o dell’agnello.

Simbologia della croce e il monogramma di Cristo

La croce veniva rappresentata in diversi modi, uno dei quali è l'associazione di essa al monogramma di Cristo, il chrismon. La tradizione associa la nascita e la diffusione della rappresentazione della croce  alla celebre “visione” o sogno di Costantino durante la Battaglia di Ponte Milvio. Il chrismon, o chi rho, è formato da due grandi lettere greche sovrapposte ovvero alla 'χ' ('chi') e 'ρ' ('rho') – iniziali della parola 'Χριστός' (Cristo). 

Spesso il  Chrismon è accompagnato dalle due lettere greche 'α' (alfa) e 'ω' (omega), prima e ultima lettera dell’alfabeto greco, in riferimento al celebre passo dell’Apocalisse di Giovanni in cui Cristo dice: «Io sono l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine».

Dettaglio sarcofago di IV dal cimitero di Domitilla sulla via Ardeatina, oggi ai Musei Vaticani.
(Foto da
https://www.museivaticani.va/content/museivaticani/it/collezioni/musei/museo-pio-cristiano/sarcofagi-_a-colonne/sarcofago-con-scene-della-passione-di-cristo.html)

In foto è presente la decorazione di un sarcofago dal cimitero di Domitilla, a rilievo, è incentrata sul tema della Passione e Risurrezione di Cristo. La Resurrezione è rappresentata come come vittoria sulla morte, anche in segno di speranza per il defunto. Al centro della fronte del sarcofago è rappresentata una croce sormontata dal monogramma di Cristo (X e P, chi-rho, iniziali del greco Christós), simbolo della risurrezione (Anàstasis), cui alludono, in basso, anche i due soldati tramortiti.

 

Simbologia dell'agnello

L’agnello è un altro dei soggetti che sin dalle origini dell’arte cristiana è sempre stato associato alla Pasqua e alla Resurrezione di Cristo. L'origine di questa simbologia è ispirata al racconto del sacrificio di Abramo nell'Antico Testamento.

Sacrificio di Isacco, Caravaggio, Galleria degli Uffizi, Firenze
(Foto da
https://www.studiarapido.it/la-storia-di-abramo-e-sacrificio-di-isacco/)

 

L’agnello è il simbolo del sacrificio della croce e esplica, in modo simbolico, il mistero della Resurrezione. Talvolta è sostituito dall'ariete, animale prediletto per il sacrificio nel culto del vecchio testamento.
La scelta dell'agnello pasquale tra pecore e capre viene interpretata dai Padri della Chiesa orientale come la capacità di redenzione del Cristo che è morto per l’umanità. Secondo la patristica latina, Cristo è nato tra i giusti e i peccatori, tra ebrei e pagani. I Padri della Chiesa vedono nella natura divina di Cristo la perfezione dell'agnello pasquale.

Basilica di San Vitale, Ravenna. I Mosaici bizantini, 546-547.
(Foto da
https://monstermovieitalia.com/2019/04/21/medioevo-mostruoso-lagnello/)

Il ciclo di Giona

La rappresentazione del mistero della Resurrezione di Cristo nell’arte paleocristiana non è mai del tutto esplicita. Un chiaro riferimento è dato dalla frequente rappresentazione del Ciclo di Giona all’interno delle catacombe, dove il messaggio della Resurrezione coincideva con la speranza della vita oltre la morte. Il Vangelo di Matteo collega molto chiaramente la storia del profeta raccontata nell’Antico Testamento con la storia di Gesù: "Come Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell'uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra".

Nel libro di Giona viene raccontata la volontà di Dio affinché  Giona andasse a predicare a Ninive. Giona, invece, fugge a Tarsis su una nave che è investita da un temporale, quando rivela ai compagni di viaggio il motivo della tempesta, ovvero l’ira di Dio, questi lo gettano in mare, dove un "grande pesce" lo inghiotte. Dal ventre del pesce, dove rimane tre giorni e tre notti, Giona rivolge a Dio un'intensa preghiera, e allora Dio, ordina  al pesce di vomitare Giona sulla spiaggia. Dunque Giona, sopravvissuto, va in missione e predica ai niniviti, che gli credono e proclamano un digiuno. Per tale motivo Dio decide di risparmiare la città. L’esegesi cristiana del libro di Giona, pertanto, prende le mosse in origine da una visione cristologica del racconto, che porterà a guardare Giona come un uomo redento e nella conversione di Ninive una prefigurazione della nascita della Chiesa e della sua missione universale.

 

Giona viene gettato in mare e divorato dalla pistrice, Mosaico, Basilica di Aquileia
(Foto da https://www.beweb.chiesacattolica.it/percorsi/percorso/101/Il+Battistero+nella+storia:+dal+rito+al+luogo/periodi/periodo/1/iconografia/4/Giona)

Giona viene rigettato dalla pistrice, Mosaico, Basilica di Aquileia
(foto da https://www.beweb.chiesacattolica.it/percorsi/percorso/101/Il+Battistero+nella+storia:+dal+rito+al+luogo/periodi/periodo/1/iconografia/4/Giona)

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