La festa di Sant’Agata è tra le più importanti feste religiose al mondo. Non tutti i catanesi sanno che all’interno della chiesa di Sant’Agata la Vetere è custodito, quello che secondo la tradizione, fu il sepolcro che ospitò il corpo della Santa prima che venisse trafugato dal generale bizantino Giorgio Maniace e portato a Costantinopoli. Esso fu, poi, incorporato all’altare della chiesa.

Il sarcofago è costituito da una cassa, in marmo bianco a grandi cristalli di origine egea, decorata a bassorilievo, e da un coperchio a timpano in calcare sedimentario compatto di origine siracusana.

 

 Sarcofago di Sant’Agata. Chiesa di Sant’Agata la Vetere. Foto da beweb.chiesacattolica.it

 

 La cassa, datata tra la fine del II e l’inizio del III secolo, sembrerebbe essere stata realizzata da un’officina locale, che nella scelta dell’apparato iconografico si ispirò a prototipi attici.

Le scene del bassorilievo della cassa mostrano dei chiari riferimenti all’iconografia pagana. Infatti, sul lato principale del sarcofago è rappresentata una scena di caccia, nello specifico la caccia al cinghiale calidonio. Tale scena presenta delle importanti tracce di scalpello, che ne hanno rovinato la rappresentazione, molto probabilmente a seguito del reimpiego del sarcofago come sepoltura della santa. 

 

 

Il mito racconta che Afrodite, dea della bellezza, adirata nei confronti di Oineo, re di Calidone, aveva inviato un enorme cinghiale in città scatenando il panico. Il figlio di Oineo, Meleagro, la bella Atalanta, giovane e coraggiosa guerriera, e gli zii di Meleagro organizzarono una spedizione per uccidere il cinghiale. Meleagro riuscí ad uccidere il cinghiale, che precedentemente era stato ferito da Atalanta, e volle regalare le spoglie dell’animale come trofeo alla fanciulla. I due zii si infuriarono perché volevano tenere per loro le spoglie, di conseguenza Meleagro, in un impeto di rabbia, li uccise. La madre di Meleagro, vedendo i suoi fratelli morti, presa dalla rabbia nei confronti di suo figlio, fece bruciare il tizzone che teneva in vita Meleagro, e che lei stessa aveva custodito fino ad allora, e così Meleagro morì.

 

Vaso Francois, scena di caccia al cinghiale calidionio. Louvre (Foto da wikimedia.org)

 

Sul lato posteriore della cassa, in ottimo stato di conservazione, sono raffigurati due grifi in posizione araldica ed un candelabro, il cui significato, nella risemantizzazione cristiana, è di tipo escatologico.

 

 

Il coperchio del sarcofago, certamente più tardo, presenta invece un’iconografia prettamente cristiana. Nelle due falde è rappresentata una croce astile, che si ricollega al tipo dell’imago crucis, dove la croce stessa rappresenta il sacrificio e di conseguenza Cristo stesso. Essa comincia ad affermarsi a partire dal IV secolo.
Nel timpano del lato destro, invece, sono rappresentati Cristo imberbe con nimbo crucigero reggente in mano il Vangelo, e una figura femminile nimbata e velata che regge con una mano la croce e l’altra poggiata sul petto. Si tratta verosimilmente di S. Agata, di cui oggi viene celebrata la festa, particolarmente sentita nella città di Catania.

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